Martedì 28 Luglio 2026
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Favorire la conciliazione tra vita familiare e lavoro non è solo una scelta di responsabilità sociale, ma un vero e proprio motore di competitività e crescita economica per le aziende. A confermarlo sono i dati elaborati da Unioncamere e dal suo Centro Studi Tagliacarne: le imprese che investono in interventi per il benessere dei lavoratori e in una migliore gestione dei tempi di vita e di lavoro registrano performance superiori rispetto alle altre. Nel 2026, il 35% di queste imprese dichiara un aumento del fatturato rispetto all'anno precedente (contro il 22% di chi non realizza tali investimenti), il 20% segnala un incremento dell'occupazione (a fronte del 10% delle altre) e il 45% ha già adottato o sta per adottare tecnologie digitali (rispetto al 22% delle aziende meno attente a queste tematiche).
Proprio per consolidare questo legame tra benessere dei lavoratori e produttività, il Dipartimento per le Politiche della Famiglia e il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme a Unioncamere, mettono in campo un intervento da 7,5 milioni di euro per accompagnare le aziende nell’adozione di una nuova certificazione strutturata proprio intorno alla conciliazione vita-lavoro, alla quale il governo ha associato anche un esonero dal versamento dei contributi previdenziali. L'iniziativa messa in campo dal Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità e da Unioncamere dà attuazione al Piano nazionale per la famiglia 2025-2027 e alla Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026, con il preciso obiettivo di portare 1.000 imprese a conseguire la certificazione nell'arco di un anno.
“La conciliazione tra lavoro e vita familiare è un pilastro essenziale nel sostegno alle famiglie ed è un fattore di sviluppo sia economico che sociale”, dichiara la Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. “La costruzione di ambienti di lavoro accoglienti per i genitori, e in particolare per le mamme che più risentono delle difficoltà nella conciliazione, non è una spesa a fondo perduto ma un investimento fruttifero per tutti: per le famiglie, per le imprese, per la società nel suo complesso. Per questo il nostro governo non solo ha potenziato i congedi, agevolato l’accesso ai servizi per l’infanzia, sostenuto le famiglie attraverso sostegni diretti e le lavoratrici madri con iniziative specifiche, ma ha promosso fin dal primo giorno un’alleanza strategica con il mondo del lavoro e dell’impresa. La nuova certificazione sulla conciliazione vita-lavoro va esattamente in questa direzione, e la scelta di associare ad essa uno sgravio contributivo per le aziende certificate vuole mandare un messaggio preciso nel senso della responsabilità sociale e della promozione di comunità accoglienti e vitali”.
“Investire nel benessere organizzativo non è un'attività accessoria, ma una leva strategica che incide direttamente su produttività, attrazione dei talenti, innovazione e reputazione”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Le imprese che investono in attività che migliorano la salute e il benessere dei propri lavoratori e che attuano iniziative dirette alla conciliazione dei tempi di vita familiare e di lavoro hanno anche performance migliori rispetto alle altre. E’ partendo da queste evidenze che Unioncamere ha confermato la collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità e il Dipartimento per la Famiglia, avviando da oggi una iniziativa diretta a quelle imprese che vogliano certificare il proprio impegno a favore della conciliazione tra vita familiare e lavoro. Un nuovo ambito di lavoro per il sistema camerale, in continuità con quanto fatto con la diffusione della certificazione della parità di genere”.
Il fulcro del programma è rappresentato dalla prassi di riferimento UNI/PdR 192:2026, la specifica tecnica che definisce i requisiti e gli indicatori di performance (KPI) per i sistemi di gestione volti alla conciliazione tra vita familiare e lavoro.
Attraverso l'Avviso pubblico, le aziende con sede e attività in Italia e almeno un dipendente – con una quota di riserva del 60% destinata alle micro, piccole e medie imprese – potranno accedere a contributi a fondo perduto erogati sotto forma di servizi gratuiti, finalizzati ad assistere e accompagnare le imprese nel raggiungimento della certificazione collegata alla nuova prassi.
L’agevolazione prevede due linee d'azione tra loro complementari.
La prima riguarda i servizi di assistenza tecnica e accompagnamento tecnico-gestionale. Per fornire questo supporto, Unioncamere istituirà un apposito elenco di esperti qualificati – sia singoli professionisti sia soggetti collettivi come società di consulenza e reti d'impresa – selezionati tramite un avviso pubblico che ne accerta l’esperienza nei sistemi di gestione o nella conciliazione vita-lavoro.
La seconda linea copre invece i costi per il rilascio della prima certificazione della conciliazione vita-lavoro. Le imprese beneficiarie dovranno scegliere l'Organismo di Certificazione accreditato tra quelli iscritti all'Elenco ufficiale. Il contributo per la certificazione varia in base alla dimensione aziendale (misurata in addetti) fino a un massimo di 12.000 euro per impresa.
Per accedere alle agevolazioni, le imprese dovranno superare un test di autovalutazione online volto a verificare il livello di maturità aziendale sui temi della conciliazione.
Le domande di partecipazione dovranno essere trasmesse tramite la piattaforma Restart di Infocamere a partire dalle ore 10:00 del 21 settembre 2026. Le istanze verranno valutate secondo una procedura a sportello in ordine cronologico di invio, mentre tutti i percorsi di accompagnamento e certificazione ammessi dovranno essere completati entro il 30 giugno 2027.
Con 253.599 imprese e 1.133.949 di occupati, l’Economia del mare in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 78,9 miliardi di euro, che, se consideriamo il valore attivato nel resto dell’economia, raggiunge i 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL nazionale.
Un settore che continua a crescere.
Rispetto all’ultima rilevazione effettuata, cresce il valore aggiunto complessivo di circa 9,6 miliardi di €. E cresce il valore aggiunto diretto con un +3,8%, a fronte del +2,1% dell’economia nazionale, che in termini assoluti è pari a un incremento annuo di quasi 2,9 miliardi di €.
Crescono, inoltre, gli addetti, con un aumento occupazionale del +4,2%, un valore quasi triplo rispetto alla crescita registrata complessivamente nell’economia italiana.
Il moltiplicatore di quest’anno resta stabile a 1,8. Ossia per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia.
È quanto emerge dal XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare a cura di Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare, Centro Studi Tagliacarne - Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell’ambito del Blue Forum 2026.
Come ogni anno, la quattordicesima edizione del Rapporto, punto di riferimento nazionale ed europeo nella definizione del valore della Blue Economy italiana, ha messo sotto la lente di ingrandimento i diversi settori che compongono la forza produttiva “blu”: le filiere dell’ittica e della cantieristica, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività sportive e ricreative, l’industria delle estrazioni marine, la movimentazione di merci e passeggeri via mare, la ricerca, regolamentazione e tutela ambientale.
Novità di questa edizione, un’analisi approfondita dedicata al capitale umano e alle competenze nelle imprese dell’economia del mare tra transizione green e digitale.
All’evento di presentazione, aperto dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, sono intervenuti: il Presidente di Assonautica Italiana, Si.Camera e Camera di Commercio Frosinone Latina Giovanni Acampora, il Presidente di Unioncamere Andrea Prete, il Capo Dipartimento per le Politiche del mare Amm. Sq. Pierpaolo Ribuffo, il Vice Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto Amm. Isp. (CP) Vincenzo Leone, il Direttore per l’impiego del personale militare della Marina Militare Amm. Sq. Andrea Gueglio, il Direttore Generale del Centro Studi Tagliacarne Gaetano Fausto Esposito e il Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare Antonello Testa.
A seguire della presentazione del rapporto si è aperto un dibattito a commento dei dati che ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti di istituzioni e associazioni delle varie filiere dell’Economia del mare, tra cui l’On. Luca Squeri, Segretario X Commissione Camera dei Deputati, l’On. Maria Grazia Frijia, IX Commissione Camera dei Deputati e l’On. Eliana Longi, IX Commissione Camera dei Deputati.
Durante i lavori è stata annunciata la pubblicazione del 1° Rapporto nazionale sulla dimensione subacquea italiana, realizzato in collaborazione con il Polo Nazionale della dimensione Subacquea (PNS), che verrà presentato al Senato il 16 luglio prossimo.
"La Blue Economy non è più un settore di nicchia ma una leva industriale e occupazionale per l'Italia e per l'Europa. Per il governo il mare è una risorsa di sviluppo centrale per il sistema Paese ed è nostro obiettivo rafforzare la leadership in questo settore per trasformare la centralità in opportunità di crescita per le nostre imprese". Lo ha detto Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, nel corso della presentazione del XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare a cura di Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare, Centro Studi Tagliacarne - Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell’ambito del Blue Forum 2026. Il Ministro, aggiunge: "I risultati di questo Rapporto confermano la competitività italiana", ha aggiunto il ministro Urso sottolineando che "questa crescita è frutto di una strategia di politica industriale mirata. Il mare deve tornare al centro dell'agenda europea perché il Mediterraneo è un crocevia strategico di rotte commerciali e flussi energetici in una fase in cui gli equilibri cambiano continuamente per via dei conflitti. In questo contesto geopolitico l'Italia occupa una posizione importante, strategica per il Mediterraneo e per l'Europa".
“Il rilievo assunto dall’economia del mare, anche in ambito europeo, per contributo alla crescita e all'occupazione, evidenzia come questa filiera sia divenuta una vera e propria leva di politica industriale. Perché in essa ritroviamo tutte le componenti dello sviluppo, in termini di manifattura, logistica, turismo e infrastrutture. Ogni euro generato dalla Blue Economy ne attiva un ulteriore 1,8 in altri settori.” Lo ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, che ha aggiunto “in un ambito in cui servono competenze, innovazione e una sempre maggiore collaborazione tra istituzioni e mondo produttivo il Sistema camerale continuerà a fare la sua parte assumendosi la responsabilità di produrre conoscenza, di accompagnare le imprese per favorirne gli investimenti e la competitività”.
“L’Economia del mare italiana continua a crescere, sfiorando i 225 miliardi di euro di valore aggiunto. Con il XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare consegniamo al Paese il principale strumento di conoscenza e analisi di uno dei settori più strategici per la crescita, la competitività e lo sviluppo sostenibile dell’Italia” – ha evidenziato Giovanni Acampora, Presidente Assonautica Italiana, Si.Camera e CCIAA Frosinone Latina, secondo il quale “per lungo tempo abbiamo dovuto dimostrare che l'Economia del Mare non è semplicemente la somma di filiere, ma un sistema economico integrato capace di generare valore per l’intera Nazione. Oggi questa consapevolezza è patrimonio comune e rappresenta il risultato di un percorso al quale il sistema camerale ha dato un contributo importante”.
"Negli ultimi anni l’economia del mare ha cambiato volto, sia in termini di composizione che dal punto di vista della partecipazione territoriale. Se nel 2014 la movimentazione di merci e di passeggeri e il turismo pesavano per il 45% sul valore aggiunto blu, oggi questi settori incidono per quasi il 55%". Lo ha sottolineato il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito, secondo cui "il dinamismo dell'economia del mare è sempre più collegato alla crescita del Mezzogiorno: nel 2024 l’incremento del valore aggiunto della filiera è stato al Sud di tre volte quello registrato dal complesso dei beni e servizi (11,0% contro 3,4%). Motivo per cui oggi al Meridione si produce quasi un terzo della Blue Economy del Paese, a fronte di un peso del 22,5% sull'intera economia".
Per Antonello Testa, Presidente Informare e Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare: “Oggi la vera sfida non è soltanto misurare l'Economia del Mare, ma comprenderne tempestivamente i cambiamenti per trasformarli in politiche efficaci, investimenti e nuove opportunità di crescita. Questo è il principale obiettivo del XIV Rapporto che conferma la solidità e la competitività del nostro sistema marittimo e offre una rappresentazione ampia della Blue Economy italiana, diversa per perimetro e metodologia rispetto ad altri osservatori europei”.
IL XIV RAPPORTO NAZIONALE SULL’ECONOMIA DEL MARE 2026 IN PILLOLE
Imprese giovanili, femminili e straniere
Le imprese giovanili in Italia sono 20.914 pari all’8,2% dell’economia blu, le imprese femminili sono 56.811 al 22,4% e le imprese straniere sono 19.982 al 7,9%.
La top 6 per incidenza del valore aggiunto dell’Economia del mare sul totale dell’economia territoriale
A livello regionale: Liguria (14,4%), Sardegna (7,5%), Friuli-Venezia Giulia (7,3%), Campania (7,1%), Sicilia (7,0%), Lazio (6,8%).
A livello provinciale: Trieste (21,4%), Livorno (19,4%), La Spezia (17,1%), Genova (16,2%), Rimini (12,7%), Venezia (12,3%).
La geografia della Blue Economy italiana
Il Mezzogiorno si conferma l’area con il maggiore peso nel “Sistema mare”, assorbendo il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell’occupazione dell’intera economia del mare nazionale.
Anche il Centro ha un peso sostenuto. L’area genera il 30,2% del valore aggiunto e il 29,7% dell’occupazione della Blue Economy in Italia.
Si osservano incidenze più contenute per il Nord. Più nel dettaglio, il Nord-Ovest partecipa per il 18,3% al valore aggiunto blu del Paese e per il 14,4% all’occupazione.
Considerazioni analoghe si rilevano per il Nord-Est, che segna incidenze pari al 17,3% sul valore aggiunto e al 16,0% sull’occupazione del “Sistema mare”.
Popolazione residente nei comuni costieri e litoranei
La popolazione residente al 31 Dicembre 2025 nei comuni nelle zone costiere è pari a 20.124.392 e nei comuni litoranei 16.566.358.
Capitale umano e le competenze nelle imprese dell’economia del mare tra transizione green e digitale
Per quanto tutt’altro che immune dal problema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, i dati della rilevazione rivelano una maggiore resilienza del “Sistema mare”, con il 65,9% delle imprese blu che segnala difficoltà nel reperire figure con competenze adeguate, a fronte del 68,4% riscontrato per il totale economia.
Questo differenziale, pur contenuto, assume maggior rilievo se si considera la natura delle competenze coinvolte. Le imprese dell’economia del mare risultano meno esposte alla carenza di skill strategiche per la transizione – green, STEM e digitali -, riducendo così il rischio di rallentamenti nei processi di trasformazione. Più nel dettaglio, le competenze green risultano difficili da reperire solo per il 2,2% delle imprese blu, contro il 6,4% riferito al totale economia. Quote che salgono, rispettivamente, al 2,6% e all’8,9% per le competenze STEM (competenze scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche). Le criticità aumentano per le competenze digitali-informatiche, essenziali per governare l’innovazione tecnologica: si attesta al 9,5% la quota di impresa blu che dichiara delle difficoltà, un valore che resta comunque inferiore al 12,6% registrato per il totale economia.
Il nodo del mismatch è particolarmente evidente nel reperimento di competenze tecniche specifiche del business aziendale. Tuttavia, con un dato del 43,1%, il tessuto imprenditoriale blu appare meno in affanno rispetto all’intero sistema produttivo nazionale, per cui la difficoltà di reperimento sale al 47,5%.
Gli unici ambiti in cui le imprese blu non presentano un vantaggio rispetto al totale economia sono le competenze amministrativo-contabili (8,6% contro 7,3%) e le soft skill, come la capacità di gestire i rapporti interpersonali e il problem solving (12,5% contro 12,1%).
Il XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2026 completo è disponibile qui: https://ossermare.org/pubblicazioni/xiv-rapporto-nazionale-sulleconomia-del-mare-2026/
programma_webinar_02_agg_0.pdf
Una dote di 150 milioni di euro nel triennio 2026-2029, finanziata dalle Camere di commercio ma che sarà integrata con ulteriori fondi regionali, per sostenere la transizione digitale e green delle imprese. Parte mercoledì 8 luglio, il nuovo Bando Voucher Doppia Transizione dei PID (Punti impresa digitale) delle Camere di commercio.
Obiettivo: accompagnare le piccole e medie imprese con azioni di assistenza e finanziamenti fino a un massimo del 70% delle spese sostenute per l’acquisto di tecnologie, formazione e consulenza, con un focus sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale e sul passaggio al modello Transizione 5.0.
L'iniziativa rientra nel percorso avviato nel 2017 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy insieme a Unioncamere, ai Competence Center e ai Digital Innovation Hub. Ad oggi, la rete dei PID, presenti in ogni Camera di commercio, ha assistito con iniziative di informazione e formazione 1 milione di piccole e medie imprese. Il sistema camerale inoltre ha mobilitato finora circa 325 milioni di euro in voucher che hanno raggiunto oltre 40mila imprese. L'analisi di Unioncamere, con il supporto tecnico di Dintec, quantifica l’impatto dell’azione dei PID in una crescita della maturità digitale delle aziende, salita dell’8% dal 2019 a oggi.
“In questi anni i Punti Impresa Digitale sono diventati il canale privilegiato di accesso all'innovazione per le imprese, in particolare le micro e piccole imprese", sottolinea il Segretario Generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “I voucher che Il bando nazionale del sistema camerale mette a disposizione, daranno un sostegno alle Pmi per introdurre in azienda le nuove tecnologie della intelligenza artificiale”.
L’ impegno del sistema camerale in termini di risorse è stato crescente: dopo i quasi 40 milioni di euro stanziati nel 2020, i contributi concessi dalle Camere di commercio per voucher hanno raggiunto i 50 milioni di euro nel 2024. Parallelamente, il numero di imprese annualmente assistite dai PID è notevolmente aumentato, passando dalle oltre 30.000 del primo anno di attività alle oltre 150.000 del 2025 su tutto il territorio nazionale.
Il risultato concreto di questa attività si coglie dall’aumento dell’8% della maturità digitale delle imprese. Questa viene misurata attraverso il Self i4.0, strumento di assessment della rete PID, ora aggiornato per essere comparabile con il DMA (Digital Maturity Assessment) degli European Digital Innovation Hubs, lo strumento ufficiale della Commissione Europea per valutare il livello di digitalizzazione di PMI e Pubbliche Amministrazioni.
Tra le novità del nuovo piano triennale, l’avvio degli AI-Lab, laboratori territoriali dedicati all'introduzione guidata dell'intelligenza artificiale nelle aziende.
Oltre ai contributi economici, la nuova programmazione prevede il prosieguo delle azioni di informazione e formazione realizzate dai PID, e l'orientamento, laddove vi siano le necessità, verso partner tecnologici qualificati, grazie alla sinergia ormai consolidata tra Camere di Commercio, Competence Center ed European Digital Innovation Hub.
I contenuti del nuovo bando verranno presentati oggi nel corso di un webinar che ha registrato una adesione di oltre 3.500 imprese.
Le date di concessione e chiusura del Bando saranno definite a livello locale dalle Camere di commercio, che gestiranno direttamente l’erogazione dei voucher. Il bando e tutte le informazioni utili alla presentazione delle domande saranno disponibili dalle ore 10 del giorno 8 luglio su:
https://www.puntoimpresadigitale.camcom.it/
https://restart.infocamere.it/



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