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Giovedì 5 Marzo 2026

UNI/PdR 125:2022 - survey UNI per il futuro della certificazione di Parità di Genere. Dai il tuo contributo, partecipando al sondaggio entro il 4 aprile

Pubblicata nel 2022, la UNI/PdR 125 è diventata in poco tempo il riferimento riconosciuto per la gestione delle politiche di parità di genere nelle organizzazioni, grazie alla definizione di un insieme di indicatori prestazionali (KPI – Key Performances Indicator) che aiutano a tradurre gli impegni in cambiamenti organizzativi misurabili.

La prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022 è infatti lo strumento riconosciuto dal legislatore italiano per la certificazione accreditata del sistema di gestione della parità di genere nelle organizzazioni. Ad oggi sono più di 12.000 le organizzazioni certificate e 64 gli organismi accreditati da ACCREDIA per rilasciare tali certificazioni, secondo i dati del Dipartimento per le pari opportunità.
La UNI/PdR 125 resta valida e applicabile ai fini della certificazione della parità di genere e lo sarà anche per i prossimi anni in attesa di attivare e completare la sua possibile trasformazione in norma.
Nel frattempo, per sondare l’interesse del mercato avviamo oggi un’indagine per raccogliere spunti, suggerimenti e conferme che indirizzino al meglio i prossimi passi su questo tema di grande rilevanza sociale e costruire un percorso per il futuro della UNI/PdR 125.

Tutte le persone interessate a fornire il proprio contributo possono  compilare – entro il 4 aprile – la breve survey a disposizione qui.

La normazione è patrimonio comune. Attendiamo il vostro feedback perché sia più efficace, più forte, più condivisa.

Ultima modifica: Giovedì 5 Marzo 2026
Mercoledì 4 Marzo 2026

Unioncamere, parità di genere: oltre 12mila le imprese certificate

Sono 12.317 le imprese italiane che hanno acquisito la certificazione di parità di genere, con una forza lavoro complessiva di oltre 2,7 milioni di persone, di cui il 43,12% è costituito da donne. Lo ha detto Unioncamere nel corso dell’audizione sullo schema di decreto legislativo in tema di gender pay gap, svoltasi oggi dinanzi alla Commissione XI Lavoro della Camera dei Deputati, sottolineando che l’adesione volontaria ha superato ogni aspettativa, segnando un cambiamento culturale profondo.

Gli obiettivi del PNRR, infatti, prevedevano almeno 3.000 imprese certificate entro il 30 giugno 2026, di cui almeno il 60% costituito da PMI, mentre i dati aggiornati indicano che il traguardo è stato ampiamente superato, confermando la certificazione della parità di genere come la quarta certificazione più utilizzata, preceduta solo dai sistemi di gestione per la qualità, l’ambiente, e la salute e sicurezza sul lavoro. La certificazione della parità di genere è una misura del PNRR, di cui è titolare il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, realizzata in collaborazione con Unioncamere in qualità di soggetto attuatore.

 

“Questo dimostra che la parità di genere è percepita non solo come un costo, ma come un asset reputazionale e organizzativo fondamentale per attrarre talenti”, ha sottolineato il vice segretario generale di Unioncamere, Tiziana Pompei.

 

I dati mostrano una polarizzazione netta tra i diversi comparti industriali e dei servizi.

Il settore delle Costruzioni presenta il maggior numero di imprese certificate registrate (3.150), seguito dalle Attività Manifatturiere con 1.811. Questi due settori rappresentano circa il 40% delle imprese totali del campione.

La media ponderata femminile sull'intero campione è del 43,12%, con forti scostamenti tra settori, compresi tra il minimo dell'11,32% (Estrazione minerali) al massimo del 76,80% (Attività artistiche e sportive).

Lombardia e Lazio dominano il campione. Insieme contano 4.753 imprese (il 38,5% del totale) e gestiscono oltre 1,4 milioni di dipendenti (circa il 51% dell'intero dataset).

In termini assoluti, la Lombardia ha il maggior numero di lavoratrici (402.665). Tuttavia, in termini di media percentuale per impresa, la Sardegna (42,61%) e la Lombardia (42,52%) presentano i valori più alti tra le regioni classificate. L'Abruzzo (27,76%) e il Molise (28,29%) registrano le medie percentuali femminili più basse del dataset.

La presenza di donne raggiunge il suo apice nelle micro-imprese (1-5 addetti), dove con il 63,96% rappresenta l'unico segmento con una netta maggioranza femminile, probabilmente legata a realtà professionali o di servizi su piccola scala. Tuttavia, questo dato subisce una contrazione significativa nelle piccole e medie imprese, toccando il punto minimo del 30,39% nella fascia tra i 30 e 49 addetti. Un dato di particolare rilievo emerge nelle grandi imprese (oltre 250 addetti): qui l'incidenza si stabilizza al 44,63%. Sebbene non sia la percentuale più alta in termini relativi, è la più impattante sul piano statistico, poiché si applica a una massa critica di oltre un milione di lavoratrici, suggerendo che le strutture organizzative più complesse tendano a riflettere una distribuzione di genere più vicina alla media nazionale rispetto alle medie imprese.

 

Imprese certificate per settore

Settore

N. Imprese

N. Certificati

Uomini

Donne

% donne (media)*

A Agricoltura, silvicoltura pesca

55

55

1.098

1.661

41,64

B Estrazione di minerali da cave e miniere

12

12

5.080

1.493

11,32

C Attività manifatturiere

1.811

1.991

293.067

106.939

29,84

D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condiz...

51

52

10.147

5.262

40,60

E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione d...

307

326

55.692

9.013

17,00

F Costruzioni

3.150

3.189

172.793

21.225

13,35

G Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di aut...

895

952

93.100

115.307

44,85

H Trasporto e magazzinaggio

433

443

167.083

100.660

24,31

I Attività dei servizi alloggio e ristorazione

273

405

37.752

89.182

55,55

J Servizi di informazione e comunicazione

72

72

7.750

6.478

50,31

K Attività finanziarie e assicurative

787

816

116.998

62.040

37,92

L Attivita' immobiliari

189

236

94.682

95.003

52,03

M Attività professionali, scientifiche e tecniche

43

45

1.164

1.364

56,27

N Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle im...

1.581

1.636

66.059

63.326

52,47

O Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale ...

1.138

1.170

340.331

315.593

49,04

P Istruzione

21

23

2.047

2.310

49,01

Q Sanita' e assistenza sociale

241

255

2.675

8.039

72,23

R Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e diver...

808

865

42.942

179.318

76,80

S Altre attività di servizi

331

336

10.394

9.641

44,35

T Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro p...

97

101

6.513

6.547

38,60

X Imprese non classificate

22

23

1.119

2.020

48,05

Totale

12.317

13.003

1.528.486

1.202.421

43,12

*Percentuale media Femminile: percentuale media di dipendenti di genere femminile per impresa.

Fonte: registro imprese

 

 

 

Imprese certificate per regione

 

Regione

Num imprese

Num certificati

Uomini

Donne

% Donne (media)

* N.c.

30

31

6.474

2.837

45,15

Abruzzo

300

305

20.702

10.329

27,76

Basilicata

138

138

7.001

4.354

31,51

Calabria

225

231

10.133

3.485

28,56

Campania

1.370

1.388

80.656

38.134

30,00

Emilia-Romagna

798

873

117.876

128.475

40,94

Friuli-Venezia giulia

158

162

28.715

22.730

37,16

Lazio

2.351

2.404

288.819

212.071

37,65

Liguria

229

234

14.879

11.255

36,93

Lombardia

2.402

2.795

507.169

402.665

42,52

Marche

235

237

16.385

17.366

37,32

Molise

58

60

2.142

1.378

28,29

Piemonte

620

659

154.207

116.044

38,12

Puglia

854

867

49.114

31.116

33,66

Sardegna

146

146

7.494

6.980

42,61

Sicilia

553

569

39.726

16.955

29,65

Toscana

559

564

48.303

53.269

40,97

Trentino-Alto Adige

346

365

35.244

38.645

34,72

Umbria

163

165

11.157

6.841

35,09

Valle d'Aosta

11

12

2.315

481

29,53

Veneto

771

798

79.975

77.011

37,87

Totale

12.317

13.003

1.528.486

1.202.421

35,52

 

* n.c. Soggetti Esteri / *Percentuale media Femminile: percentuale media di dipendenti di genere femminile per impresa.

Fonte: registro imprese


 

 

 

 

Ultima modifica: Mercoledì 4 Marzo 2026
Martedì 10 Febbraio 2026

ASSET MANAGEMENT NORME, PRINCIPI E APPLICAZIONE PRATICA

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Ultima modifica: Martedì 10 Febbraio 2026
Giovedì 5 Febbraio 2026

LA SOSTENIBILITÀ CAMBIA PELLE?

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Ultima modifica: Giovedì 5 Febbraio 2026
Martedì 27 Gennaio 2026

Asset Management: norme, principi e applicazione pratica

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Il webinar, destinato a professionisti e imprese, offrirà una panoramica sulle metodologie per applicare in modo concreto gli standard tecnici e le nuove direttive europee sull'integrazione della gestione degli asset nei processi decisionali e indirizzi strategici delle organizzazioni.

Per partecipare è necessaria la registrazione attraverso l'apposito form.

Ultima modifica: Martedì 27 Gennaio 2026
Mercoledì 14 Gennaio 2026

Prorogati i termini per le candidature al Premio Impresa Ambiente

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Manca sempre meno alla chiusura delle candidature per la 13ª edizione del Premio Impresa Ambiente, il principale riconoscimento nazionale dedicato alle imprese e agli enti che si distinguono per innovazione, responsabilità sociale e impegno verso la sostenibilità.
L’iniziativa si rivolge alle aziende di tutti i settori produttivi in grado di generare un impatto positivo sull’ambiente, sul territorio e sulla società. 


Sono quattro le categorie principali previste dal bando:  

  • Miglior gestione per lo sviluppo sostenibile
  • Miglior prodotto o servizio per lo sviluppo sostenibile
  • Miglior processo o tecnologia per lo sviluppo sostenibile
  • Miglior cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile

A queste si aggiungono tre riconoscimenti speciali: Giovane Imprenditore, Start-up innovativa e Azienda associata Assocamerestero. 
Promosso dalla Camera di commercio di Venezia Rovigo e da Unioncamere, con il supporto di Assocamerestero e della Stazione Sperimentale del Vetro, il Premio Impresa Ambiente è oggi un punto di riferimento per la sostenibilità d’impresa in Italia, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.


Le candidature devono essere presentate entro il 7 febbraio 2026, secondo le modalità indicate sul sito ufficiale chttps://www.premioimpresambiente.it/


Si ricorda che, per completare la procedura di candidatura, è necessario essere in possesso di firma digitale. In caso di firma non disponibile o scaduta, è possibile rivolgersi alla propria Camera di commercio.

Ultima modifica: Mercoledì 14 Gennaio 2026
Martedì 16 Dicembre 2025

Le medie imprese del Mezzogiorno: nel 2025 due imprese su tre prevedono una crescita del fatturato L’80% è pronto ad aprirsi a nuovi mercati entro due anni

Sono più ottimiste sull’andamento del proprio giro di affari, più propense ad aprirsi ai nuovi mercati internazionali, più interessate alla transizione ecologica. È questo l’identikit delle medie imprese del Sud, messe sotto la lente di ingrandimento nel rapporto “Scenario competitivo, ESG e innovazione strategica nelle medie imprese del Mezzogiorno” dall’Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere presentato oggi a Matera.

Si tratta di un comparto che, in ventotto anni, è pressoché raddoppiato arrivando a contare 408 società produttive di capitali a controllo familiare italiano, ciascuna con una forza lavoro compresa tra 50 e 499 unità e un volume di vendite tra i 19 e i 415 milioni di euro, e che ha generato l’11,8% del valore aggiunto manifatturiero prodotto nell’area.

Nel 2024 il fatturato delle medie imprese del Mezzogiorno è cresciuto dell’1,8% (contro un calo dell’1,7% delle altre aree del Paese), dopo un aumento complessivo del 78,1% registrato nel precedente decennio (vs il 52,8% degli altri territori). Nel 2025, il 65,4% di queste realtà del Sud prevede di chiudere con un aumento del fatturato (contro il 55,4% di quelle del Centro-Nord). Tuttavia, le sfide non mancano: per il 23,2% delle Mid-Cap meridionali, ad esempio, il mismatch di competenze rischia di frenarne la crescita, mentre il 41,3% ritiene che la burocrazia potrebbe ostacolare il percorso verso la sostenibilità. In aggiunta, tra le principali preoccupazioni figurano la concorrenza di prezzo e il caro-energia, indicati da circa due terzi del campione. Guardando al futuro, nei prossimi due anni, per rispondere alle criticità del contesto – a partire dai dazi – il 79,6% delle Mid-Cap meridionali dichiara di voler espandere la propria presenza in nuovi mercati (contro il 68,3% riferito alle altre aree). Inoltre, per supportare la propria transizione ecologica, tre imprese del Mezzogiorno su quattro puntano a ridurre le fonti fossili e ad adottare energie rinnovabili (contro il 66,6% del resto d’Italia).

 

“Le medie imprese del Mezzogiorno si confermano un importante volano di crescita del Sud e stanno dimostrando di poter correre anche più velocemente di quelle del Centro-Nord”. Lo ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, che ha aggiunto “per questo vanno sostenute rimuovendo gli ostacoli che ne frenano lo sviluppo, a partire dagli incentivi per l’export e i servizi per l’internazionalizzazione dove le Camere di commercio possono dare il loro concreto supporto. Soprattutto dopo le difficoltà create dai dazi Usa”.

 

“La crescita delle medie imprese del Mezzogiorno e la loro intenzione di reiterarla nel prossimo futuro segnalano la felice intersezione tra due attributi: quello geografico e quello relativo a uno specifico modello capitalistico. Si tratta di una tendenza che merita di essere sostenuta sia dal decisore pubblico sia dagli attori del mercato finanziario, penso in particolare a quei fondi di private equity che si fanno portatori di una vera proposta imprenditoriale e non semplicemente di misure di puro efficientamento” sostiene il direttore dell’Area Studi Mediobanca, Gabriele Barbaresco.

 

"Le medie imprese lucane e quelle del Mezzogiorno sono le vere campionesse del capitalismo familiare e si mostrano pronte alle sfide globali: dalle transizioni in atto all’espansione su nuovi mercati. Sta a tutti noi sostenere questi sforzi di innovazione e internazionalizzazione, rimuovendo gli ostacoli e snellendo al massimo la burocrazia” ha sottolineato il presidente della Camera di commercio della Basilicata, Michele Somma.

 

Tra sfide e opportunità, le medie imprese del Sud continuano a crescere

Nel decennio 2014-2023 le medie imprese del Mezzogiorno hanno registrato una crescita del fatturato pari al +78,1% che si confronta con il +52,8% delle altre aree. Anche il tasso di competitività nello stesso arco temporale risulta di quasi 25 punti percentuali superiore agli altri territori. Peraltro, la tendenza positiva del giro d’affari è proseguita nel 2024 con un ulteriore incremento dell’1,8% (vs il -1,7% rilevato negli altri territori). Le Mid-Cap del Sud Italia mostrano inoltre maggiore ottimismo per il 2025: il 65,4% prevede di chiudere l’anno con un aumento del fatturato (55,4% nelle altre aree) e un ulteriore 21,2% stima di mantenerlo stabile (vs il 20,6%). Il contesto rimane tuttavia sfidante. A preoccupare le aziende di media dimensione è soprattutto la concorrenza di prezzo temuta dal 64% di quelle meridionali e dal 70,7% di quelle centro-settentrionali, mentre la competizione sulla qualità appare meno rilevante (22% vs 12,5%).

Fonte: Indagine Area Studi Mediobanca, 2025 (domanda a risposta multipla)

 

Tra i fattori di criticità, la fiscalità continua a penalizzare le medie imprese, soprattutto nel Mezzogiorno. Nel periodo 2014-2023, il livello di tassazione delle Mid-Cap meridionali è stato costantemente superiore rispetto a quello delle altre aree, con un divario che ha generato un impatto significativo. Se queste aziende avessero beneficiato della stessa aliquota applicata a quelle delle regioni del Centro-Nord, avrebbero risparmiato circa 230 milioni di euro in un decennio.

 

Il caro bolletta butta giù i margini in più di 6 medie imprese del Sud su 10

A pesare sul clima di incertezza sono anche gli alti costi dell’energia. Oltre il 60% delle imprese del Mezzogiorno segnala di avere subìto un aumento della bolletta energetica (contro poco più del 50% delle altre aree). L’incremento di questi costi ha avuto un impatto significativo sui margini in più di 6 Mid-Cap del Mezzogiorno su 10 (55,5% nel Centro-Nord). Per far fronte al rincaro energetico, il 25,5% ha scelto di investire – o prevede di farlo – nelle fonti rinnovabili, mentre il 22,3% punta sull’ammodernamento degli impianti esistenti per aumentarne l’efficienza.

 

Il mismatch colpisce 3 imprese su 4. Più formazione e automazione per combatterlo

Tra il 2014 e il 2023 l’occupazione delle medie imprese del Mezzogiorno è cresciuta del 34,5%, un ritmo superiore al +23,4% registrato nelle altre aree del Paese. La tendenza positiva è proseguita anche nel 2024, con un ulteriore incremento dell’organico pari al +5,2%, contro il +2,4% del resto d’Italia. Si tratta di segnali incoraggianti che si accompagnano, tuttavia, ad alcune fragilità strutturali. La presenza femminile si ferma al 12,9%, ben al di sotto del 26,2% rilevato nel Centro-Nord. Guardando all’età, il 21,4% dei dipendenti delle Mid-Cap del Sud Italia ha meno di 30 anni, meglio del 18% registrato altrove. Il problema più rilevante resta lo skill mismatch: 3 medie imprese del Mezzogiorno su 4 segnalano difficoltà nel reperire le competenze richieste, soprattutto tecnico-specialistiche. In questo ambito le aziende meridionali faticano, seppur meno rispetto a quelle delle altre aree (40,4% vs 55,3%). Le criticità riguardano anche i profili STEM (21,3% vs 18,9%) e green (19,1% vs 12,6%).

 

Competenze di difficile reperimento (quota % di medie imprese)

Fonte: Indagine Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere, 2025 (domanda a risposta multipla).

 

La difficoltà di reperimento delle competenze incide sul carico di lavoro dei dipendenti per il 47,8% delle Mid-Cap meridionali (contro il 49,4% delle altre aree) e sui costi di gestione per il 36,2% (contro il 37,4% del Centro-Nord). Questa criticità, inoltre, rappresenta un freno alla crescita aziendale per il 23,2% delle aziende di media taglia del Sud, rispetto al 19,3% delle altre zone.

Per contrastare il mismatch, il 34,8% delle medie imprese meridionali punta ad investire in formazione continua e il 30,4% in automazione dei processi produttivi, similmente a quanto accade nelle altre aree (rispettivamente, 41,4% e 35,6%).

 

Il futuro delle medie imprese passa attraverso crescita e investimenti (soprattutto nel Mezzogiorno)

In risposta alle complessità del contesto economico, le medie imprese mostrano una forte propensione alla crescita. In particolare, il 79,6% di quelle meridionali dichiara l’intenzione di voler espandere la propria presenza in nuovi mercati nei prossimi due anni, una quota superiore rispetto al pur significativo 68,3% riferito alle aziende delle altre aree. Inoltre, 4 Mid-Cap del Sud Italia su 10 si dicono pronte ad aumentare la propria dimensione aziendale, contro il 28,9% di quelle localizzate altrove.

Gli investimenti rappresentano un altro pilastro strategico per le medie imprese del Mezzogiorno: il 61,2% prevede di incrementare quelli in tecnologia (vs il 54,3% di quelle delle altre aree) e il 51% è impegnato nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi, in linea con il 53% del resto d’Italia. Particolarmente significativa al Sud è, inoltre, la spinta verso la sostenibilità con il 42,9% delle aziende che intende accelerare gli investimenti green, contro una quota più contenuta delle medie imprese degli altri territori (27,4%).

 

Principali obiettivi per la crescita dei prossimi due anni (quota % di medie imprese)

Fonte: Indagine Area Studi Mediobanca, 2025 (domanda a risposta multipla).

 

 

 

L’ambiente è fra le priorità ESG delle medie imprese del Mezzogiorno, ma la burocrazia frena la transizione

Le medie imprese del Mezzogiorno mostrano un particolare interesse per la transizione ecologica, persino superiore a quello delle aziende del Centro-Nord, anch’esse sensibili al tema. In dettaglio, il 73,7% delle imprese meridionali (contro il 66,6% di quelle centro-settentrionali) punta alla riduzione delle fonti fossili e all’adozione di energie rinnovabili. L’approccio circolare alla gestione dei rifiuti e la promozione del riciclo coinvolgono il 63,2% delle imprese del Sud, rispetto al 61,9% del Centro-Nord, mentre il controllo responsabile delle catene di approvvigionamento interessa il 55,3% delle prime, contro il 37,5% delle seconde.

Il principale ostacolo all’avvio di una strategia ambientale è rappresentato dalle difficoltà burocratiche, segnalate dal 41,3% delle medie imprese del Mezzogiorno e dal 32,9% di quelle delle altre aree.

 

Politiche UE sulla sostenibilità: per il 41,5% delle medie imprese del Sud uno stimolo, ma per il 13,8% un costo

La politica ambientale europea può rappresentare per il 41,5% delle medie imprese del Mezzogiorno un’opportunità per migliorare l’efficienza energetica (contro il 38,5% delle altre aree), ma per il 12,8% essa aumenta il peso burocratico (16%) e per il 13,8% costituisce un costo economico (15,5%). Inoltre, solo il 12,8% di queste imprese è propenso a cogliere le opportunità che le politiche green dell’UE offrono nell’ambito dell’innovazione tecnologica (7,6% nelle altre aree).

 

Effetto dazi, meno export verso gli USA più apertura ai mercati UE

Una media impresa del Mezzogiorno su quattro subisce un impatto elevato dai dazi introdotti dall’amministrazione americana e una su due prevede come effetto una riduzione delle esportazioni verso gli USA. In aggiunta, solo il 7,8% è disposto a sopportare il peso delle tariffe pur di continuare a vendere negli Stati Uniti. Anche per questo, il 35,3% punta su mercati esteri alternativi all’interno dell’UE, mentre il 20% cercherà nuove opportunità al di fuori dell’Unione. Non a caso, gli incentivi all’export sono lo strumento di supporto di gran lunga più richiesto dalle Mid-Cap del Sud (66,7%).

 

Strategie attuate dalle medie imprese per far fronte ai dazi (quota % di medie imprese)

Fonte: Indagine Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere, 2025 (domanda a risposta multipla).

 

***

 

Principali dati delle medie imprese industriali nelle regioni del Mezzogiorno

Regione

Numero aziende

Fatturato

Export

Numero dipendenti

Dati 2023 (€ milioni)

Abruzzo

58

2.682

922

8.196

Molise

6

452

123

616

Campania

171

10.123

3.093

19.600

Puglia

74

4.146

1.041

10.693

Basilicata

17

564

194

1.687

Calabria

15

696

215

1.847

Sicilia

49

2.394

749

5.789

Sardegna

19

932

120

2.435

 

N.B. I dati regionali sono stati elaborati assumendo i bilanci delle singole società allo scopo di limitare l’effetto dei gruppi plurilocalizzati; pertanto, essi non sono immediatamente raffrontabili con quelli aggregati per macroaree che tengono conto anche dei consolidati.

 

Fonte: Area Studi Mediobanca su dati propri.

 

 

 

Ultima modifica: Martedì 16 Dicembre 2025
Mercoledì 19 Novembre 2025

Impresa Italia

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Ultima modifica: Mercoledì 19 Novembre 2025
Martedì 11 Novembre 2025

Il nuovo numero di Unioncamere Economia & Imprese

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È disponibile il nuovo numero di Unioncamere Economia & Imprese, il magazine digitale con articoli e contenuti sulle attività di Unioncamere e delle Camere di commercio.

Apre il numero l’editoriale del direttore Paoletti contenente alcune riflessioni sul Green Deal e le difficoltà dell’automotive europeo.

Il primo articolo è dedicato all’Assemblea delle Camere di commercio, durante la quale, a 10 anni dall’avvio della riforma delle Camere di commercio, il presidente di Unioncamere Andrea Prete ha fatto il punto sui cambiamenti e le evoluzioni del sistema camerale.

Al centro dell’articolo successivo gli strumenti messi a punto dal Centro Studi G. Tagliacarne per supportare le Camere di commercio nel fornire informazioni sulle dinamiche socio-economiche del territorio: l’hub informativo C-Stat, Dataview e Urban Pulse-15.

A seguire, il punto della situazione sulla digitalizzazione delle imprese italiane, che è stato al centro del recente evento “Transizione digitale per le piccole imprese: strumenti e risorse disponibili”, organizzato da Unioncamere in partnership con il gruppo Sole 24 Ore. Nel magazine si parla inoltre dei vincitori di TOP of the PID 2025, promosso da Unioncamere e Dintec con la rete dei Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio; dell’edizione 2025 di Internet Governance Forum Italia, promossa da Unioncamere e ospitata a Roma presso gli Horti Sallustiani e al Maker Faire Rome, la fiera dell’innovazione organizzata dalla Camera di commercio di Roma; della nuova versione di impresa italia, l’app realizzata da InfoCamere che permette a oltre 500mila imprenditori italiani di accedere via smartphone ai documenti ufficiali delle proprie aziende e ad altri servizi innovativi delle Camere di commercio.

E molto altro ancora... Buona lettura!

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Ultima modifica: Martedì 11 Novembre 2025
Mercoledì 29 Ottobre 2025

Camere di commercio: 10 anni dalla riforma

Più donne al vertice, più laureati, più servizi innovativi dedicati alle imprese e al territorio. Alla resa dei conti, la riforma imposta alle Camere di commercio dalla Legge sulla pubblica amministrazione del 2015, per quanto complessa e non priva di inciampi, ha consegnato al Paese una rete di strutture più snelle ma più robuste, più efficienti ed efficaci nella propria azione.

Lo ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, nel suo intervento all’Assemblea di Unioncamere.

La legge, ha ricordato, imponeva di ridurre il numero delle strutture da 105 a 60, attraverso accorpamenti tra Camere dettati dal numero minimo di imprese iscritte (75mila); riduceva le aziende speciali, bracci operativi delle Camere nei territori, portandole da 117 a 60; tagliava alcune funzioni “storiche”, come quella riguardante l’internazionalizzazione delle imprese, delimitandone e circoscrivendone altre.

“Il sistema camerale ha reagito bene agli input della riforma”, ha detto Prete “e ha saputo riconquistare il ruolo di amministrazione di riferimento delle imprese sui territori rinnovandosi al proprio interno”.

Oggi le Camere di commercio registrano una maggiore presenza femminile negli organi di vertice (nei Consigli le donne sono intorno al 30%, quasi 10 punti in più del 2014); nel personale, che si è ridotto di numero, è cresciuto il numero dei laureati, ora superiore al 52% del totale dei dipendenti camerali (erano meno del 40% nel 2014); quasi un quarto del personale oggi si occupa di funzioni di promozione (dal 16% del 2014); è stata effettuata una concentrazione delle partecipazioni nelle diverse società, con una maggiore focalizzazione in quelle che operano per la diffusione dell’innovazione tecnologica e lo sviluppo locale.

Secondo il presidente Prete, “sui temi della digitalizzazione e delle nuove tecnologie, della transizione sostenibile, della semplificazione amministrativa, della composizione delle crisi di impresa, del mercato del lavoro e della finanza, il sistema camerale ha acquisito un nuovo ruolo e un riconoscimento ampio anche da parte delle imprese”.

Ultima modifica: Mercoledì 29 Ottobre 2025