Domenica 24 Maggio 2026
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Trent’anni di innovazione, trasparenza e servizio al territorio. Il sistema camerale celebra oggi a Padova l’anniversario della nascita del Registro delle imprese, l’infrastruttura digitale che ha rivoluzionato il rapporto tra istituzioni, mercato e imprese.
Nato ufficialmente nel febbraio del 1996, il Registro delle imprese rappresenta oggi il compimento di una visione nata negli anni ‘70, per collegare attraverso una rete informatica i registri di tutte le Camere di commercio e consentire, così, di accedere in tempo reale alle informazioni di tutte le imprese italiane.
Oggi, il Registro è un’infrastruttura all’avanguardia che gestisce a livello nazionale i dati di 5,8 milioni di imprese e 10 milioni di persone. Un sistema di pubblicità legale unico in Europa, arricchito da informazioni provenienti da Inps, Agenzia delle entrate e altri enti pubblici, garantendo la massima qualità e accuratezza del dato. «Nel territorio messinese – afferma il presidente della Camera di commercio, Ivo Blandina - il Registro imprese fotografa un sistema imprenditoriale pressoché simile nell’arco di trent’anni. Il tessuto economico provinciale è stato ed è caratterizzato da una forte prevalenza del settore “Commercio”, seguito da quelli delle “Costruzioni” e dell’“Agricoltura”. Al I trimestre 2026, sono iscritte nel Registro dell’Ente camerale 47709 attive, 13723 nel solo Comune di Messina».
«In tre decenni, è stata costruita un’infrastruttura che non è solo un archivio burocratico – prosegue Blandina - ma uno strumento strategico per lo sviluppo. Per le nostre aziende, la qualità e la certezza del dato significano fiducia e competitività. In un’epoca in cui l’informazione è il nuovo “oro”, il Registro garantisce che questo patrimonio sia pubblico, certificato e accessibile a tutti tramite strumenti come l’app “Impresa Italia” digitale o il portale registroimprese.it».


La funzionaria camerale Agata Denaro e la segretaria generale Paola Sabella
– Il viaggio della Malvasia riparte ufficialmente da dove tutto ebbe inizio, in quel crocevia storico di scambi e culture che è Venezia. Dopo la fortunata “tappa zero” di novembre scorso al Merano Wine Festival, il progetto “Malvasia senza Confini” ha celebrato oggi (martedì 12 maggio) il suo battesimo istituzionale nella sede della Camera di Commercio di Venezia-Rovigo. Un’alleanza strategica che unisce territori d’Italia – dal Friuli alla Sicilia, passando per la Basilicata e ora il Veneto – per fare di un vitigno millenario il motore di un nuovo sviluppo turistico ed economico.
Il progetto, che vede come capofila la Camera di Commercio di Pordenone-Udine insieme al partner fondatore Messina e la Camera della Basilicata, punta a mappare le espressioni di questo vino "mitico" per costruire un grande itinerario enoturistico internazionale. Non solo una questione di calici, ma una vera “infrastruttura narrativa” che mette in rete castelli, borghi, paesaggi e approdi storici del Mediterraneo.
Ad aprire i lavori, il padrone di casa, Massimo Zanon, Presidente della Camera di Commercio di Venezia-Rovigo: «Il rapporto tra Venezia e “le Malvasie” risale ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia, che grazie all’apertura cosmopolita e al fiorire del commercio, divenne protagonista principale del grande successo di questi vini in tutta l’area del Mediterraneo. È dunque un onore ospitare a Venezia il lancio di un progetto che valorizza un’alleanza strategica tra territori d’eccellenza accomunati ancora oggi dalla cultura vitivinicola della Malvasia, puntando a valorizzare le produzioni locali di alta qualità, a promuovere il turismo e a favorire il dialogo tra culture e identità territoriali».
Per Giovanni Da Pozzo, Presidente dell'ente camerale friulano, la scommessa è trasformare l'identità in opportunità: «Il nostro obiettivo è valorizzare un patrimonio che appartiene a tutti noi e tradurlo in occasioni di crescita concrete per le imprese – ha detto Da Pozzo in videocollegamento (presente a Venezia il consigliere camerale Alessandro Tollon) –. La Malvasia è il filo rosso che ricuce storie e paesaggi distanti, unendo territori diversi ma legati da una medesima anima mediterranea che oggi, da Venezia, torna a farsi sistema».
Dello stesso avviso Ivo Blandina, Presidente della Camera di Commercio di Messina, intervenuto in videoconferenza. «La Malvasia – ha affermato Blandina - è un vino che più di altri rappresenta storia, cultura e identità. Un patrimonio che s’intende valorizzare trasformandolo in opportunità concrete di sviluppo, promuovendo itinerari tematici turistici che coinvolgano più luoghi, uniti dall’anima mediterranea di un vitigno antico e affascinante. Che in Italia trova declinazioni diverse, tra terra e mare». Angelo Tortorelli, Presidente di Asset Basilicata, in rappresentanza del sistema camerale lucano, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa, «che comprende un carattere culturale-enogastronomico ma che è finalizzato alla valorizzazione di territori ricchi di storia, accomunati nella loro diversità da un fil rouge “Malvasia”. Oggi – ha detto – si determina la start up di una progettualità articolata e complessa che svilupperà un’aggregazione territoriale coesa e compatta in dodici regioni».
L’anima culturale e la visione strategica dell’itinerario sono state approfondite dal wine manager Walter Filiputti: «Il cuore di questo progetto risiede nel ribaltamento di un vecchio paradigma: dobbiamo imparare a pensare locale per agire globale. In un mondo che tende a diventare monocolore – ha commentato Filiputti –, il “luogo” resta l'unica risorsa non esportabile, e proprio per questo l'autenticità delle nostre radici e delle nostre viti di Malvasia rappresenta la vera modernità dei prossimi anni. La Malvasia non è solo un vino, ma la chiave per attrarre un turismo di alta qualità e sostenibile, capace di trasformare il visitatore da semplice “turista” che consuma a “viaggiatore” che comprende. Attraverso progetti sartoriali, cuciti su misura attorno all'emozione dei borghi, vogliamo rallentare lo sguardo di chi arriva, costruendo un’esperienza dove tutto dialoga: il calice con il piatto, l’arte con la storia. L’Italia della Malvasia deve smettere di essere una somma di eccellenze isolate per diventare un mosaico coerente, una "rivelazione" che, come scriveva Goethe, permetta di capire la bellezza profonda dei territori».
Sul fronte operativo, la strategia di marketing territoriale è stata illustrata da Barbara Nicoletti, Vice Direttore della consortile Cciaa Pn-Ud, Tef scrl, che ha spiegato come la Malvasia «diventerà il perno su cui sviluppare pacchetti promozionali sinergici tra territori italiani e internazionali. L'obiettivo è creare una rete di economie e aree geografiche che condividano la stessa storia millenaria legata alla terra, declinandola in tutte le sue sfaccettature, dalla cultura all'accoglienza».
Infine, Vito Signati, Direttore di Asset Basilicata, ha tracciato la visione internazionale del progetto: «La scelta più solida è puntare sulla cultura e sui paesaggi della Malvasia, trasformando le dimore storiche nel segmento premium del prodotto. È una formula che permette di fare co-selling tra le nostre piccole e medie imprese, rafforzandone la competitività attraverso una rotta che unisce idealmente i patrimoni culturali del Mediterraneo e dell’Adriatico».
Con la chiusura della fase di presentazione, "Malvasia senza Confini" si avvia ora alla fase operativa di mappatura e creazione di percorsi di turismo lento, tra itinerari ciclabili e pedonali, per collegare cantine e luoghi della memoria oltre ogni confine geografico.

Sportello SNI: disponibili anche le informazioni sugli incentivi inerenti lo sviluppo delle competenze specialistiche delle Pmi e sulla "Nuova Sabatini" per l'anno 2026




Pubblicata nel 2022, la UNI/PdR 125 è diventata in poco tempo il riferimento riconosciuto per la gestione delle politiche di parità di genere nelle organizzazioni, grazie alla definizione di un insieme di indicatori prestazionali (KPI – Key Performances Indicator) che aiutano a tradurre gli impegni in cambiamenti organizzativi misurabili.
La prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022 è infatti lo strumento riconosciuto dal legislatore italiano per la certificazione accreditata del sistema di gestione della parità di genere nelle organizzazioni. Ad oggi sono più di 12.000 le organizzazioni certificate e 64 gli organismi accreditati da ACCREDIA per rilasciare tali certificazioni, secondo i dati del Dipartimento per le pari opportunità.
La UNI/PdR 125 resta valida e applicabile ai fini della certificazione della parità di genere e lo sarà anche per i prossimi anni in attesa di attivare e completare la sua possibile trasformazione in norma.
Nel frattempo, per sondare l’interesse del mercato avviamo oggi un’indagine per raccogliere spunti, suggerimenti e conferme che indirizzino al meglio i prossimi passi su questo tema di grande rilevanza sociale e costruire un percorso per il futuro della UNI/PdR 125.
Tutte le persone interessate a fornire il proprio contributo possono compilare – entro il 4 aprile – la breve survey a disposizione qui.
La normazione è patrimonio comune. Attendiamo il vostro feedback perché sia più efficace, più forte, più condivisa.
Sono 12.317 le imprese italiane che hanno acquisito la certificazione di parità di genere, con una forza lavoro complessiva di oltre 2,7 milioni di persone, di cui il 43,12% è costituito da donne. Lo ha detto Unioncamere nel corso dell’audizione sullo schema di decreto legislativo in tema di gender pay gap, svoltasi oggi dinanzi alla Commissione XI Lavoro della Camera dei Deputati, sottolineando che l’adesione volontaria ha superato ogni aspettativa, segnando un cambiamento culturale profondo.
Gli obiettivi del PNRR, infatti, prevedevano almeno 3.000 imprese certificate entro il 30 giugno 2026, di cui almeno il 60% costituito da PMI, mentre i dati aggiornati indicano che il traguardo è stato ampiamente superato, confermando la certificazione della parità di genere come la quarta certificazione più utilizzata, preceduta solo dai sistemi di gestione per la qualità, l’ambiente, e la salute e sicurezza sul lavoro. La certificazione della parità di genere è una misura del PNRR, di cui è titolare il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, realizzata in collaborazione con Unioncamere in qualità di soggetto attuatore.
“Questo dimostra che la parità di genere è percepita non solo come un costo, ma come un asset reputazionale e organizzativo fondamentale per attrarre talenti”, ha sottolineato il vice segretario generale di Unioncamere, Tiziana Pompei.
I dati mostrano una polarizzazione netta tra i diversi comparti industriali e dei servizi.
Il settore delle Costruzioni presenta il maggior numero di imprese certificate registrate (3.150), seguito dalle Attività Manifatturiere con 1.811. Questi due settori rappresentano circa il 40% delle imprese totali del campione.
La media ponderata femminile sull'intero campione è del 43,12%, con forti scostamenti tra settori, compresi tra il minimo dell'11,32% (Estrazione minerali) al massimo del 76,80% (Attività artistiche e sportive).
Lombardia e Lazio dominano il campione. Insieme contano 4.753 imprese (il 38,5% del totale) e gestiscono oltre 1,4 milioni di dipendenti (circa il 51% dell'intero dataset).
In termini assoluti, la Lombardia ha il maggior numero di lavoratrici (402.665). Tuttavia, in termini di media percentuale per impresa, la Sardegna (42,61%) e la Lombardia (42,52%) presentano i valori più alti tra le regioni classificate. L'Abruzzo (27,76%) e il Molise (28,29%) registrano le medie percentuali femminili più basse del dataset.
La presenza di donne raggiunge il suo apice nelle micro-imprese (1-5 addetti), dove con il 63,96% rappresenta l'unico segmento con una netta maggioranza femminile, probabilmente legata a realtà professionali o di servizi su piccola scala. Tuttavia, questo dato subisce una contrazione significativa nelle piccole e medie imprese, toccando il punto minimo del 30,39% nella fascia tra i 30 e 49 addetti. Un dato di particolare rilievo emerge nelle grandi imprese (oltre 250 addetti): qui l'incidenza si stabilizza al 44,63%. Sebbene non sia la percentuale più alta in termini relativi, è la più impattante sul piano statistico, poiché si applica a una massa critica di oltre un milione di lavoratrici, suggerendo che le strutture organizzative più complesse tendano a riflettere una distribuzione di genere più vicina alla media nazionale rispetto alle medie imprese.
|
N. Imprese |
N. Certificati |
Uomini |
Donne |
% donne (media)* |
|
|
A Agricoltura, silvicoltura pesca |
55 |
55 |
1.098 |
1.661 |
41,64 |
|
B Estrazione di minerali da cave e miniere |
12 |
12 |
5.080 |
1.493 |
11,32 |
|
C Attività manifatturiere |
1.811 |
1.991 |
293.067 |
106.939 |
29,84 |
|
D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condiz... |
51 |
52 |
10.147 |
5.262 |
40,60 |
|
E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione d... |
307 |
326 |
55.692 |
9.013 |
17,00 |
|
F Costruzioni |
3.150 |
3.189 |
172.793 |
21.225 |
13,35 |
|
G Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di aut... |
895 |
952 |
93.100 |
115.307 |
44,85 |
|
H Trasporto e magazzinaggio |
433 |
443 |
167.083 |
100.660 |
24,31 |
|
I Attività dei servizi alloggio e ristorazione |
273 |
405 |
37.752 |
89.182 |
55,55 |
|
J Servizi di informazione e comunicazione |
72 |
72 |
7.750 |
6.478 |
50,31 |
|
K Attività finanziarie e assicurative |
787 |
816 |
116.998 |
62.040 |
37,92 |
|
L Attivita' immobiliari |
189 |
236 |
94.682 |
95.003 |
52,03 |
|
M Attività professionali, scientifiche e tecniche |
43 |
45 |
1.164 |
1.364 |
56,27 |
|
N Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle im... |
1.581 |
1.636 |
66.059 |
63.326 |
52,47 |
|
O Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale ... |
1.138 |
1.170 |
340.331 |
315.593 |
49,04 |
|
P Istruzione |
21 |
23 |
2.047 |
2.310 |
49,01 |
|
Q Sanita' e assistenza sociale |
241 |
255 |
2.675 |
8.039 |
72,23 |
|
R Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e diver... |
808 |
865 |
42.942 |
179.318 |
76,80 |
|
S Altre attività di servizi |
331 |
336 |
10.394 |
9.641 |
44,35 |
|
T Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro p... |
97 |
101 |
6.513 |
6.547 |
38,60 |
|
X Imprese non classificate |
22 |
23 |
1.119 |
2.020 |
48,05 |
|
Totale |
12.317 |
13.003 |
1.528.486 |
1.202.421 |
43,12 |
*Percentuale media Femminile: percentuale media di dipendenti di genere femminile per impresa.
Fonte: registro imprese
|
Regione |
Num imprese |
Num certificati |
Uomini |
Donne |
% Donne (media) |
|
* N.c. |
30 |
31 |
6.474 |
2.837 |
45,15 |
|
Abruzzo |
300 |
305 |
20.702 |
10.329 |
27,76 |
|
Basilicata |
138 |
138 |
7.001 |
4.354 |
31,51 |
|
Calabria |
225 |
231 |
10.133 |
3.485 |
28,56 |
|
Campania |
1.370 |
1.388 |
80.656 |
38.134 |
30,00 |
|
Emilia-Romagna |
798 |
873 |
117.876 |
128.475 |
40,94 |
|
Friuli-Venezia giulia |
158 |
162 |
28.715 |
22.730 |
37,16 |
|
Lazio |
2.351 |
2.404 |
288.819 |
212.071 |
37,65 |
|
Liguria |
229 |
234 |
14.879 |
11.255 |
36,93 |
|
Lombardia |
2.402 |
2.795 |
507.169 |
402.665 |
42,52 |
|
Marche |
235 |
237 |
16.385 |
17.366 |
37,32 |
|
Molise |
58 |
60 |
2.142 |
1.378 |
28,29 |
|
Piemonte |
620 |
659 |
154.207 |
116.044 |
38,12 |
|
Puglia |
854 |
867 |
49.114 |
31.116 |
33,66 |
|
Sardegna |
146 |
146 |
7.494 |
6.980 |
42,61 |
|
Sicilia |
553 |
569 |
39.726 |
16.955 |
29,65 |
|
Toscana |
559 |
564 |
48.303 |
53.269 |
40,97 |
|
Trentino-Alto Adige |
346 |
365 |
35.244 |
38.645 |
34,72 |
|
Umbria |
163 |
165 |
11.157 |
6.841 |
35,09 |
|
Valle d'Aosta |
11 |
12 |
2.315 |
481 |
29,53 |
|
Veneto |
771 |
798 |
79.975 |
77.011 |
37,87 |
|
Totale |
12.317 |
13.003 |
1.528.486 |
1.202.421 |
35,52 |
* n.c. Soggetti Esteri / *Percentuale media Femminile: percentuale media di dipendenti di genere femminile per impresa.
Fonte: registro imprese